12 apr 2010 @ 11:45 AM 

Prendete una gabbia con al centro una scala e mettete all’interno 5 scimmie.

Fate pendere dall’alto una banana in modo che sia raggiungibile dalla scala.
Entro breve una scimmia cercherà di arrampicarsi sulla scala per prendere la banana.
Spruzzate tutte le scimmie nella gabbi con acqua fredda impendendo alla prima di salire.
Dopo un po’ di tempo una seconda scimmia proverà a salire la scala.
Ripetete la doccia fredda su tutte. se ci dovesse essere un terzo tentativo saranno le scimmie stesse a fermarlo.
Adesso togliete una scimmia dalla gabbia e sostitutitela con una nuova.
Entro poco questa proverà a salire sulla scala ed immediatamente le tutte le altre scimmie la attaccheranno.
La scimmia farà quindi un secondo tentativo e verrà nuovamente attaccata, associando quindi scala ad attacco.
ora togliete un’altra delle scimmie originali.
Questa proverà a salire sulla scala e varrà subito attaccata.
La cosa interessante è che anche la scimmia arrivata prima di lei la attaccherà con lo stesso entusiasmo delle altre.
Ora sostituite un’altra delle scimmie originali attendete il tentativo e il conseguente attacco.
Sostituite quindi la quarta ed infine la quinta.
Ogni volta la nuova scimmia sarà attaccata dal resto del gruppo.

Una volta sostituite tutte le scimmie nessuna saprà della punizione dell’acqua fredda ma ogni nuova scimmia verrà fermata ed attaccata quando proverà a salire sulla scala e questo perché?

Perché da quanto ricordano le scimmie le cose hanno sempre funzionato così.

Questo spiega come si formano le policy aziendali.

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 19 mar 2010 @ 7:29 PM 

ed io l’ho fatto! Basta buttarli insieme nel cestino della carta per la differenziata. siamo nel 2010 e questi fanno ancora campagna elettorale con volantini se non addirittura spedendo buste (col mio nome sopra che chissà dove lo hanno avuto). Invece continuo a ricevere ste cose, più i volantini sul parabrezza, più i manifesti elettorali selvaggi. complimenti. steeeve

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 12 mar 2010 @ 11:28 AM 

secondo voi ci prendono per il culo?
meno di 10 giorni fa, tale Di Girolamo si è dimesso (tra gli applausi del Partito Dei Ladri) con questa dichiarazione:
«NON HO PORTATO LA ‘NDRANGHETA IN AULA» – Nel suo intervento, Di Girolamo aveva detto che probabilmente sarà ricordato «come l’unico che ha dato le dimissioni in questo Paese» e aveva ribadito la propria estraneità ai fatti contestati e che ha sottolineato di non avere «portato la’indegnità della ‘ndrangheta in quest’aula». Le dimissioni sono arrivate, ha sottolineato, «dopo tanto fango, dopo l’ignominia di un’esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi del Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale» . «Sono convinto – ha aggiunto – di dover rendere disponibile la mia persona, la mia storia personale, la mia esperienza recente, perchè chi dovrà giudicarmi possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che potrà finalmente essere vagliata lontano dai riflettori e dal clamore delle prime suggestioni».
Oggi, meno di 10 giorni dopo notizia sui giornali:
Di Girolamo confessa: «Un milione e 700mila il compenso per me»
ma allora non sei una merda, sei “IL MERDA”.
e poi mi dicono “non c’è una nuova tangentopoli”
ecco cosa serve a noi italiani
steeeve

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 04 mar 2010 @ 11:47 AM 

stamattina ho ricevuto una mail da un amica (ottima cuoca ma questo non c’entra) con un estratto “rimaneggiato” di una lettera di Elsa Morante del 1° maggio 1945.

mi sono andato a cercare l’originale per capire quanto fosse differente… bhè non lo è poi troppo.

l’immagine fa riferimento invece al video delle All Saints “Rocksteady” in cui le quattro pulzelle organizzano una rapina in banca e omaggiano il nostro premier con un riferimento preciso. il nome del direttore della banca è infatti “Benito Berlusconi”… che avranno voluto dire? Possibile che quattro cantanti arrivino dove molti italiani non vogliono arrivare?

ringrazio l’autore del blog www.ilprimoamore.com da cui ho bellamente copiato il testo integrale (http://www.ilprimoamore.com/testo_1714.html)

la lettera:

Il capo del Governo

Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica Sociale.
Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine. 
Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti.
Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. 
Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).
Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.

Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.
In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso: Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo. 
Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.

Elsa Morante.

Questa pagina, datata 1° maggio 1945 e pubblicata su Paragone Letteratura, n. 456, n.s., n.7, del febbraio 1988, è ora nel Meridiano delle Opere, Milano 1988, vol. I, pp. L-LII

———————-
in alcuni punti la somiglianza è impressionante!

steeeve

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Last Edit: 31 mar 2010 @ 05:19 PM

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